UNA SERATA PER CONDIVIDERE UN PROGETTO

UNA SERATA PER CONDIVIDERE UN PROGETTO

Lo scorso 3 aprile si è svolta allo “Chalet nel bosco” una serata dedicata all'Associazione Giacomo Vidiri e alla persona che l'ha creata, Giacomo, il ragazzo che quella sera avrebbe compiuto 18 anni. L'evento è stato una serata di “musica, parole e condivisione” (così come recitava il volantino pubblicitario) nel quale genitori e amici hanno potuto conoscere meglio cosa significa per i ragazzi e per i loro figli far parte di un'organizzazione che si pone degli obiettivi che sono sempre stati difficili da definire concretamente.

L'evento, che ha raccolto un discreto successo, ha visto (non smetterò mai di ripeterlo) l'energica partecipazione dei ragazzi, i veri componenti di quest'associazione, che con la loro energia trainante hanno dato l'opportunità a noi tutti di presentare un progetto che è nato da molto poco.
Le sale dello Chalet si sono riempite di un pubblico variegato, attento e rumoroso, che ha animato quel giovedì sera in una maniera diversa dalle altre.

I giovani volontari dell'associazione Giacomo Vidiri hanno organizzato una festa; non però la solita iniziativa fatta di alcol e “sballo”, bensì un'evento diverso, che ci ha (spero) divertito tutti in una maniera speciale, atipica.
Sempre più spesso al giorno d'oggi i ragazzi si ritrovano barcollanti in discoteche che sparano musica assordante, senza la possibilità nemmeno di parlare, di condividere emozioni, di divertirsi in modo sano. Al di là della grande fatica che ci ha colti alla fine della serata, ognuno di noi se n'è andato con un sorriso, chi ha partecipato in maniera attiva, e chi invece ha preso parte all'evento in maniera passiva.

È con questo spirito che l'”Associazione Giacomo Vidiri” ha voluto presentarsi a chi non la conosceva; con una festa, un diciottesimo, con gli strumenti e la freschezza di chi ha 18 anni ma con la coscienza di chi ha compiuto quegli anni da molto tempo.
Per questo motivo penso personalmente che siamo riusciti a far passare il messaggio che si trova alla base dei nostri progetti:non siamo un gruppo di ragazzi qualsiasi, ma siamo delle persone che vogliono aprire i propri occhi e quelli dei loro coetanei sul fatto che ci siano
altri modi per divertirsi, differenti; che una serata di condivisione unita a un po' di musica può essere un modo per passare del tempo in maniera sana, senza la solita sbronza, che ormai non è più una sregolatezza, un qualcosa al di fuori del normale, ma che nella nostra società è divenuta una noiosa normalità.
Ed è proprio una serata in compagnia la rampa di lancio che ci proietta verso il nostro più grande obiettivo; quello di far capire ai nostri coetanei che è sbagliato divertirsi rischiando di perdersi, smarrirsi in un mondo che è ben lontano dalla realtà, che ci porta “in alto” per poi lasciarci cadere e scontrarci con l'asfalto della strada, coi pericoli che minacciano la nostra salute fisica e mentale, con qualcosa di più freddo e di più triste che diventa reale e che corrisponde alla realtà che noi stessi, inconsapevolmente o non, abbiamo scelto.
Mi meraviglio ogni volta del grande numero di iniziative che questo gruppo di ragazzi ha realizzato in così poco tempo (la nostra associazione, in meno di un anno, ha realizzato tre concerti, un torneo di calcetto e si è presentata in 7 licei di Roma) e con così tanta energia. Siamo riusciti ultimamente ad ottenere, grazie all'aiuto di SuorPi (che conoscete bene) anche una sede nella quale avremo la possibilità di dare un posto ai ragazzi dove studiare, dare e prendere ripetizioni, suonare o semplicemente passare del tempo insieme in maniera sana.

Quando a settembre 2013 mi trovai a scrivere e presentare per la prima quest'associazione proprio su questo giornalino (parlando di un concerto che abbiamo organizzato a Piazza Mancini) mi sentivo Io stesso molto meno convinto di ciò che facciamo di quanto ne sia oggi.
La serata del 3 aprile, si può dire, ha rappresentato una chiave per capire noi, le nostre speranze e i nostri obiettivi; attraverso la condivisione, la musica e le parole, attraverso la nostra giovinezza ed energia, si possono trasmettere messaggi di responsabilità e consapevolezza che con altri mezzi possono risultare addirittura noiosi, poco importanti, e che non riescono a colpire i più giovani, le risorse più incredibili ma allo stesso tempo più fragili dei nostri tempi. 

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